Nicola Roda

Nicola Roda

Prima di Ostana, mi ero laureato a Roma con una tesi sociologica che ruotava attorno all’analisi di alcuni film documentari. Nel frattempo avevo sviluppato una certa propensione alla fuga dalla civiltà, volevo camminare, possibilmente in salita. Dopo 4 anni a Roma, le mie vacanze estive trascorsero magiche, tra le montagne della valle dove sono cresciuto, in compagnia della mia ragazza e di un cavallo, camminando 8 ore al giorno per i boschi. Fu come un cerchio che si chiuse, un ritorno al punto di partenza per ripartire ancora. Quando lessi su internet della scuola di cinema (cercavo corsi di documentario), così come l’avevano pensata Giorgio e Fredo, mi sembrò come un segnale, quasi come se il mio percorso, a quel punto, fosse obbligatoriamente direzionato ad Ostana, senza altre alternative. Il documentario, le camminate sulle montagne, il lavoro dell’uomo, tutti temi che stavano dentro di me, da tempo. Ricordo il giorno della partenza da Piacenza per Ostana, lasciavo tutta la mia vita alle spalle, per inseguire qualcosa che per me era un po’ come un sogno, una coordinata ideale. Ero felice.

Descrivere che cosa accadde dopo è complicato, forse non ha molto senso. L’esperienza è forte, profonda, ti cambia, si creano rapporti forti, si resta legati. So che ora ho tre progetti di documentario in corso, uno sulla mia valle, un altro con dei monaci benedettini e un artista svizzero che incide un libro su pagine di rame, l’altro ancora, che verrà proiettato a breve, l’ho realizzato intervistando la gente del paesino accanto al mio. Con un amico conosciuto alla scuola siamo in concorso al Bellaria Film Festival. È stata dura ma credo di aver trovato la mia strada, e un grazie lo devo sicuramente a Giorgio, a Fredo e a tutti coloro che ho conosciuto nell’esperienza di Ostana.